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venerdì 6 febbraio 2009

Eluana Englaro, il Papa, Berlusconi. La libertà non è più un diritto

Io sto con il padre. Punto.

Questo Papa e questo Presidente del Consiglio stanno facendo alla Chiesa e all'Italia quello che Bush ha fatto all'America.

E me ne vergogno.

domenica 14 dicembre 2008

Reporter tira scarpe a Bush


G. W. Bush, in visita (a sorpresa) alle truppe americane a Bagdad (alle quali ha comunicato che la guerra in Iraq non è ancora finita), ha dato mostra di avere buoni i riflessi (almeno quelli).

Ha infatti atleticamente schivato le scarpe che un reporter, per protesta, gli ha scagliato contro, al grido: "è il bacio dell'addio, sei un cane".

Mi hanno riferito che dopo la conferenza stampa sono stati fatti circolare clandestinamente dei fogli in cui era possibile inserire il proprio nominativo e prenotare il prossimo lancio.

Io ho inserito il mio nome e cognome cinque volte. Metti caso che un lancio mi va male...

lunedì 1 dicembre 2008

L'IVA di Silvio Berlusconi si scaglia su Sky


Mi voglio fare promotore di una legge popolare: raccoglierò le firme per proporre una legge
che preveda il raddoppio dell'IVA per tutte le aziende non appartenenti direttamente o indirettamente a Silvio Berlusconi.


Così almeno farò in modo - poverino - che le sue aziende possano operare in un sistema liberamente concorrenziale, e non con una masnada di comunisti.

D'altronde, se non si aiuta un po' il made in Italy, che ce stammo affà, CRIBBIO?!?

mercoledì 5 novembre 2008

God bless America


Ci abbiamo creduto. E per fortuna si è avverato...

lunedì 20 ottobre 2008

La squola, la squola

Un grazie particolare a Saamaya

L'11 febbraio 1950, a Roma, in occasione del III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Piero Calamandrei, giornalista, giurista, politico e docente universitario pronunciava il seguente discorso:


"Quando la scuola pubblica è cosa forte e sicura, allora, ma allora soltanto, la scuola privata non è pericolosa. Allora, ma allora soltanto, la scuola privata può essere un bene. Può essere un bene che forze private, iniziative pedagogiche di classi, di gruppi religiosi, di gruppi politici, di filosofie, di correnti culturali, cooperino con lo Stato ad allargare, a stimolare, e a rinnovare con varietà di tentativi la cultura.
(...) Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata.

Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci).
Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private.
Non tutte le scuole private.
Le scuole del suo partito, di quel partito.
Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private.
Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio.
Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata.
Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere.

Attenzione, questa è la ricetta.
Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina.

L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto:
- rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni.
- attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette.
- dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico![…] Il mandare il proprio figlio alla scuola privata è un diritto, lo dice la Costituzione, ma è un diritto il farselo pagare? » un diritto che uno, se vuole, lo esercita, ma a proprie spese. Il cittadino che vuole mandare il figlio alla scuola privata, se la paghi, se no lo mandi alla scuola pubblica.
"

Mai come ora le sue parole paiono più attuali...